mercoledì 17 novembre 2010

CI SALVERA' MONTEZEMOLO

Se ha ragione Enrico Mentana, che nel suo Tg di ieri preannunciava come ormai imminente la “discesa in campo” di Luca Cordero di Montezemolo, la reazione del Pd definirà uno dei fondamentali processi della seconda repubblica: l’aziendalizzazione della politica. Dal 1994 l’Italia è stata governata quasi ininterrottamente dal padrone di Mediaset e da un Romano Prodi a cui il titolo di “professore” serviva a fare velo al suo passato di capo dei boiardi delle partecipazioni statali italiane. Ho qualche dubbio che i capitani d’impresa italiani vogliano conquistare le proprie investiture politiche seguendo la stessa via di Giuliano Pisapia, e cioè attraverso le primarie. Dunque se in primavera assisteremo a un duello Berlusconi VS Montezemolo sarà grazie a un accordo interno al notabilato del centrosinistra, che deciderà di affidarsi al papa straniero per la propria sopravvivenza. Lo scontro sarà allora tra un eversore le cui necessità di impunità non trovano soddisfazione neanche nell’aver realizzato il 90% del Piano di Rinascita Nazionale della P2 — e che ora vorrebbe addirittura introdurre il monocameralismo elettorale a seconda delle sue convenienze –; e l’esponente di un padronato finalmente accortosi dei rischi di sprofondare nella melma berlusconiana, e che per questo offrirà legittimazione a un centrosinistra decotto. Verosimilmente le gambe di questa candidatura saranno il Pd e la palude centrista, rinsanguata dall’arrivo dei finiani (e quanto durerà la loro ventata di rinnovamento in quella collocazione?). Non comprendo invece come potrebbero unirsi a questa compagnia Il Sel e Nichi Vendola, anche se la plasticità parolaia di quest’ultimo non andrebbe sottovalutata. La vera incognita sarà comunque il Pd, già traumatizzato dalla scoperta che le primarie sono non solo incontrollabili, ma rivelano umori profondi e diffusi nel popolo della sinistra sempre più ostili alla nomenclatura. I sondaggi mostrano comunque che il “queta non movere” potrebbe essere una buona tattica elettorale. Per molti cittadini il Pd assolve nella politica italiana la stessa funzione dei beni rifugio nei mercati finanziari: quando non si hanno le idee chiare si investe su quelli. Per quanto lenta, c’è un’erosione di consensi a destra, e il Pd comprensibilmente spera di avvantaggiarsene. L’immobilismo è una condizione psicologica abbastanza favorevole a scelte di leaderismo implicito come quella a favore di un Luca Cordero di Montezemolo. Ci sono molte incognite sulla strada di un duello Berlusconi VS Montezemolo, ma non è da escludere. Il realizzarsi di questo scenario significherà la chiusura di ogni spazio istituzionale per porre almeno le premesse di nuove politiche sociali ed economiche non completamente schiacciate sulle richieste del sistema delle imprese. Il deterioramento delle condizioni di vita di ceti medi e popolari continuerà incontrastato in un quadro di perdurante stagnazione economica. Ieri leggevo su Repubblica un commento di Mario Pirani secondo cui se i metalmeccanici tedeschi guadagnano il doppio di quelli italiani è perché il sindacato tedesco crede nella “moderazione salariale” e il sindacato italiano (e mettiamoci dentro anche Bonanni e Angeletti…) crede nel conflitto e nella lotta di classe. Questi livelli di pervertimento del senso comune nel quotidiano liberal italiano, per non dire della presenza di agit-prop pro-Marchionne nel Pd come Piero Ichino e Sergio Chiamparino, dovrebbero essere un monito per tanti italiani: se credete di aver toccato il fondo e che peggio di così non può andare vi sbagliate di grosso. Chiunque vinca le prossime elezioni. Niente è peggio di Berlusconi, ma è una consolazione ormai quasi priva di senso.
Gianluca Bifolchi
Fonte: http://subecumene.wordpress.com

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