domenica 14 agosto 2011

RIFONDAZIONE: PARTE LA RACCOLTA FIRME PER INTRODURRE PATRIMONIALE.

Di fronte al blitzkrieg berlusconiano abbiamo deciso una campagna di massa di raccolta di firme per la patrimoniale. La nostra proposta di tassare i patrimoni al di sopra del milione di euro, garantisce un gettito di oltre 20 miliardi. Quanto basta per evitare tutti i tagli allo stato sociale, i ticket e gli aumenti delle tariffe. La patrimoniale è anche l’unica misura certa per stanare gli evasori fiscali, quelli che non guadagnano nulla ma possiedono il panfilo.

Paolo Ferrero - Segretario PRC

VOGLIAMO LA PATRIMONIALE - E' ORA CHE PAGHINO I RICCHI.


PUBBLICHIAMO IL VOLANTINO DELLA CAMPAGNA SOCIALE DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA A FAVORE DELLA PATRIMONIALE.

CON UN’IMPOSTA SUI GRANDI PATRIMONI IMMOBILIARI E FINANZIARI SOPRA GLI 800.000 EURO, IL CONTRASTO ALL’EVASIONE FISCALE, LA TASSAZIONE DELLE SPECULAZIONI FINANZIARIE

POSSIAMO OTTENERE





100 EURO IN PIÙ AL MESE per le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, diminuendo le tasse.
500 EURO AL MESE DI REDDITO SOCIALE
per le disoccupate e i disoccupati.
1 MILIARDO PER GLI ASILI NIDO

1 MILIARDO PER LE PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI
1 MILIARDO PER I SERVIZI SOCIALI TERRITORIALI
1 MILIARDO PER IL DIRITTO ALLA CASA


LA DISTRIBUZIONE DEL REDDITO IN ITALIA È PARTICOLARMENTE INGIUSTA!
LA DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA È ANCORA PIÙ INGIUSTA!

L’Italia è il sesto tra i 30 paesi Ocse per maggiore livello di disuguaglianza, ed è quello in cui la distanza tra il reddito medio e il reddito del 50% più povero della popolazione è cresciuta di più negli ultimi 15 anni.

PERCHÉ?
Perché dal 1976 al 2006 la quota dei redditi da lavoro sul Pil è scesa di 10 punti, più di quanto è avvenuto negli altri paesi.
Questo, a causa dei processi di ristrutturazione, dell’erosione della contrattazione collettiva, della precarietà del lavoro.
Anche il fisco ha avuto un ruolo negativo. Secondo l’Ires Cgil dal 1980 al 2009 l’incremento della pressione fiscale sul lavoro
è stato di oltre 12 punti percentuali, generando una perdita di 3285 euro annui, pari a 274 euro mensili. La perdita cumulata
in questi 29 anni per ogni lavoratore è stata di 52.680 euro. La perdita complessiva di tutti i lavoratori è stata di 870
miliardi di euro.
Oggi i salari delle lavoratrici e dei lavoratori italiani sono al 23° posto tra i 30 paesi Ocse.
Il salario netto di un lavoratore medio nel 2009 è stato di 1260 euro. Significativamente inferiore per le donne, mentre i giovani
sono i più penalizzati.

CHI È STATO AVVANTAGGIATO?

Profitti, rendite, compensi dei grandi manager. Dal 1995 al 2008 i profitti netti delle maggiori imprese industriali italiane sono
aumentati del 75,4%. La quota di investimenti in rapporto ai profitti è però scesa negli ultimi trent’anni del 38,7%.
In sostanza la ricchezza prodotta si è trasferita alle rendite che infatti dal 1990 al 2009 sono cresciute dell’87% e nei compensi
dei grandi manager passati da 35 volte il salario medio nel 1980 a 350 volte agli inizi del 2000.
Secondo i dati della Banca d’Italia il 10% più ricco della popolazione possiede il 45% della ricchezza immobiliare e finanziaria
complessiva, mentre il 50% più povero non ne possiede che il 9,8%. Un altro dato è ancora più clamoroso: l’1% delle famiglie,
quelle ricchissime, detiene una quota di patrimonio (il 13%) uguale a quella posseduta dal 60% delle famiglie.
I patrimoni dei ricchissimi sono aumentati durante la crisi. Per fare un esempio, il patrimonio di Silvio Berlusconi è passato
dai 6,5 miliardi del 2009 ai 9 miliardi nel 2010!

LA SOLUZIONE C’È!

Per rimediare a questa situazione è necessario un insieme di interventi, sul terreno delle politiche industriali del contrasto della
precarietà del lavoro, della riconquista e del rafforzamento della contrattazione collettiva, di segno opposto a quelle del governo
Berlusconi e di Confindustria.
Ma molto si può fare sul terreno fiscale che è una causa decisiva dell’attuale situazione di gravissima iniquità. Perché mentre
aumentava il carico fiscale sui redditi da lavoro, l’Italia, negli ultimi 15 anni, diversamente dai maggiori paesi europei, ha ridotto
le imposte sui patrimoni. Perché le rendite finanziarie sono tassate la metà dei redditi da lavoro. Perché l’evasione fiscale
è altissima, intorno ai 125 miliardi di euro annui.

VA ISTITUITA UN’IMPOSTA SUI GRANDI PATRIMONI IMMOBILIARI E FINANZIARI.
UN’IMPOSTA DELL’1% OLTRE GLI 800.000 EURO COLPISCE IN PARTICOLARE L’1% DELLA POPOLAZIONE CIOÈ I RICCHISSIMI E TOCCA CON IMPORTI MODESTI MENO DEL 10% DELLE FAMIGLIE PIÙ RICCHE. PER UN PATRIMONIO FAMILIARE DI 900.000 EURO COMPORTA UNA TASSA ANNUA DI 1000 EURO. IL
GETTITO È DI CIRCA 18 MILIARDI ANNUI.

VA RECUPERATO ALMENO IL 10% DELL’EVASIONE FISCALE ANNUA.

VA PORTATA LA TASSAZIONE DELLE RENDITE FINANZIARIE AL 20% CIOÈ AL LIVELLO DELLA MEDIA EUROPEA E ISTITUITA UN’ALIQUOTA AL 50% PER I REDDITI SUPERIORI AI 150.000 EURO.
4 VANNO TASSATE ALLO 0,05% LE TRANSAZIONI FINANZIARIE INTERNAZIONALI
A BREVE TERMINE, CIOÈ I FLUSSI SPECULATIVI DI CAPITALE.

Queste misure producono un gettito di quasi 40 miliardi da destinare alle principali emergenze sociali del paese

PER LAVORATRICI E LAVORATORI DIPENDENTI, PENSIONATI, COLLABORATORI

Con una RIFORMA DELL’IRPEF che abbassa la prima aliquota dal 23 al 20%, che porta vantaggi a tutti i contribuenti e in particolare a tutte le lavoratrici e i
lavoratori con redditi più bassi (dipendenti, autonomi, parasubordinati) e ai pensionati. A questo intervento va aggiunto l’incremento delle detrazioni per lavoratori dipendenti, pensionati, collaboratori a partire dai redditi più bassi, l’unificazione della no
tax area (con l’equiparazione dei pensionati ai redditi da lavoro), uno strumento unico che unifichi, aumentandoli, detrazioni e assegni familiari per i figli
a carico. Il costo di questo intervento è di circa 20 miliardi
di euro.

PER I DISOCCUPATI E LE DISOCCUPATE
Istituendo un Fondo Nazionale per il finanziamento
del REDDITO SOCIALE, da distribuire ogni anno alle
Regioni. Per disoccupati, inoccupati, lavoratori precariamente
occupati, lavoratori privi di retribuzione
per aspettativa per gravi ragioni familiari.
I requisiti per l’accesso sono fissati in un reddito personale
imponibile non superiore a 8.000 euro nell’anno
precedente, nell’iscrizione alle liste di collocamento
dei centri per l’impiego, nella residenza in
Italia da almeno 2 anni.
Con 13 Miliardi di fondo è garantita la copertura di
tutti i disoccupati, censiti in 2.147.000 persone dall’ultima
rilevazione Istat. L’importo del reddito sociale
è fissato in 500 euro mensili di erogazione
monetaria per i disoccupati e nell’integrazione del
reddito fino a 8000 euro annui per i lavoratori precari.
Le regioni integrano l’erogazione monetaria
con un pacchetto di servizi gratuiti. Questo intervento,
a carico della fiscalità generale, non è sostitutivo
degli ammortizzatori sociali, da riformare
secondo la proposta presentata dalla CGIL, che aumenta
significativamente importi e coperture e si
autofinanzia con il meccanismo contributivo. A questo
intervento vanno destinati 15 Miliardi di euro.

PER LE POLITICHE SOCIALI
Ripristinando il Fondo per le PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI,
a cui va destinato 1 miliardo di euro.
Destinando 1 miliardo al Fondo nazionale per le politiche
sociali, per mantenere i SERVIZI TERRITORIALI
essenziali e garantire il lavoro di migliaia di operatori
sociali. Destinando 1 miliardo per gli ASILI NIDO
per 3000 asili nido in più, 90.000 bambini beneficiari,
20.000 nuovi posti di lavoro. Destinando 1 miliardo
per il DIRITTO ALL’ABITARE. Per il fondo
sociale per l’affitto e un piano di edilizia residenziale
pubblica. Ripristinando lo stanziamento di 100 milioni
per l’inclusione dei migranti.

IL COMPLESSO DI QUESTE PROPOSTE AVREBBE
UN EFFETTO DI CONTRASTO ALLA CRISI E DUNQUE
DI INCREMENTO COMPLESSIVO DELLE ENTRATE
DELLO STATO. CON UNA SOCIETÀ PIÙ GIUSTA, UN
NUOVO WELFARE PER UNA MIGLIORE QUALITÀ
DELLA VITA DELLE PERSONE

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