domenica 4 settembre 2011

Finalmente qualcuno apre gli occhi!

Giovani Pd: "Rinnovamento non è solo Renzi"

di Simone  Collini www.unita.it

gambe conduttrice donne pd
Non lasciare la bandiera del rinnovamento nelle mani del solo Matteo Renzi e costringere i vertici nazionali ad aprire un confronto su nuove ricette politiche e un diverso modo di gestire il partito. A Pesaro si è svolto un seminario a cui hanno partecipato oltre duecento trenta-quarantenni del Pd (T\Q è la sigla che si sono per ora dati e che però non piace a nessuno): amministratori locali, segretari regionali e provinciali, responsabili dipartimentali e parlamentari nazionali ed europei. Ma la particolarità di quest’incontro è che è stato avviato un dialogo tra esponenti di tutte le correnti interne, e che alla fine si sono ritrovati d'accordo su alcuni significativi punti.

Primo: in questo ventennio il centrosinistra ha sbagliato a sposare ricette liberiste e ora il Pd deve proporre e sostenere un diverso modello di sviluppo.

Secondo: quando si tornerà al governo non si potrà riproporre la stessa squadra del '96.

Terzo: vanno lasciati alla destra leaderismo e individualismo.

L'operazione è ambiziosa quanto complicata, perché riuscirà soltanto se i vari “-iani” presenti all'iniziativa riusciranno a tirarsi fuori dagli schemi attuali e a far squadra tra loro: per ora hanno deciso di continuare la discussione sul web (da oggi sarà attivo il sito “rifarelitalia.it”) e di convocare un appuntamento più ampio per ottobre (o a Roma o a Bologna, dove già stanno lavorando su un'altra iniziativa Debora Serracchiani e Pippo Civati, entrambi presenti ieri a Pesaro). Dopodiché bisognerà vedere se sono intenzionati a dotarsi anche di una figura leaderistica, magari per tentare una scalata del partito o da lanciare quando si terranno le primarie per la premiership.

L'applauso che scatta e va avanti a lungo quando Nicola Zingaretti finisce il suo intervento lo fa supporre, ma poco dopo è lo stesso presidente della Provincia di Roma ad escludere simili ipotesi, rispondendo a chi lo avvicina: «Quando si faranno le primarie voterò Bersani. E smettiamola di pensare che i problemi si risolvano cambiando segretario. Quanti ne abbiamo già cambiati in quattro anni?».

Per Zingaretti l'operazione avviata ieri può essere molto utile se fa partire «una discussione collettiva sul futuro dell'Italia fuori dagli schemi precostituiti da altri, senza casacche e con una forte autonomia culturale». Ed ecco le due frasi con cui chiude l'intervento e che gli valgono una sorta di ovazione. La prima, che da molti in sala viene letta anche in riferimento alle mosse di Renzi: «L'individualismo, il particolarismo, può andar bene a qualcuno per fare carriera ma non va bene per cambiare l'Italia». La seconda, che a giudicare dall'applauso viene condivisa da tutti: «Se non introduciamo un sistema meritocratico per la scelta del gruppo dirigente del partito non saremo mai credibili quando diremo che noi al governo metteremo i migliori».
L'idea di organizzare la giornata è del presidente della Provincia di
Pesaro, il trentaseienne Matteo Ricci. Anche lui dice che l'obiettivo dell' operazione non è contrastare la leadership di Bersani, anzi: «Vogliamo aiutarlo a sostanziare proposte ma anche a trasformarle in direzione di un nuovo modello di sviluppo. Non possiamo pensare di vincere le prossime elezioni con le stesse ricette e la stessa squadra del '96 perché non saremmo in grado di intercettare il cambiamento».

Un ragionamento condiviso dal membro della segreteria Matteo Orfini, per il quale il centrosinistra deve interrogarsi sull'errore commesso in passato nel dire che “liberismo è di sinistra”: «I nostri governi possono anche essere caduti per la litigiosità delle maggioranze che li sostenevano, ma se poi non sono state vinte le elezioni successive è perché sono scesi a patti con l'establishment e non hanno cambiato il paese. Noi non possiamo ripartire dalle idee di Prodi perché quei governi hanno fallito».

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