giovedì 18 ottobre 2012

L'Europa neoliberale e le singolarità dei movimenti



Pensate, D'Alema e Veltroni non si candidano. Alle primarie del Pd possiamo scegliere tra Bersani, Renzi e Vendola. Qualora le primarie le facessero anche a Roma, potremmo scegliere tra Sassoli, Gentiloni, Smeriglio, Prestipino... e così via all'infinito. È bella la democrazia, perché le cittadine e i cittadini, che sono elettori e contribuenti, possono scegliere. E la sinistra è ancora più bella, perché al suo interno il pluralismo è più compiuto: c'è la vecchia guardia, ma poi ci sono i 'rottamatori'; c'è la sinistra di destra, di centro e di sinistra, un'infinita varietà di 'specie'.
Voi direte: "con tutta questa scelta, perché lamentarsi?" Sono gli insoddisfatti di mestiere, quelli che portano il broncio al mondo, a non capire che la democrazia è sana, il neoliberalismo non è poi così pericoloso, il mondo cambierà, primarie dopo primarie, in meglio.
Domanda: possiamo scegliere o meno se rispettare il pareggio di bilancio? Ancora. Sono i cittadini europei a condizionare la governance della troika? Chi lo elegge il board della Bce? Possiamo - in Italia - ri-finanziare la scuola e la sanità pubblica e smettere di acquistare F35? La risposta a tutte queste domande è molto semplice: le facce sì, le possiamo scegliere, ma i contenuti no. La costituente neoliberale europea ci spiega, giorno dopo giorno, vertice dopo vertice, che ci sono alcune 'rigidità', quelle fissate dai tecnici, che non sono in discussione.
In sostanza e per parlar semplice: si può decidere in quanto tempo far fuori il 'malato', ma non se farlo fuori. In altri tempi si sarebbe detto che queste rigidità sono 'padronali', oggi, invece, si tratta di tecnica. L'egemonia neoliberale, infatti, da molto tempo ha chiarito, nelle accademie e nei boards delle banche centrali, che l'economia non ammette dissensi, è come la matematica.
Proprio mentre il dogma neoliberale esaurisce il possibile e matematizza le relazioni sociali, il palcoscenico politico, soprattutto quello italico, segnato dal passaggio alla Terza Repubblica, si infittisce di comparse. Ogni leader usa le sue parole, certo, ma ognuno chiarisce, anche la 'radicalissima' Carta d'intenti dei progressisti, che gli impegni europei non sono in questione. E se non è in questione la costituzione materiale europea e italiana, cos'è in questione? Cosa scegliamo, un sorriso, un orecchino, un sigaro? Partecipiamo alla guerra tra vecchi e giovani nella spartizione delle poltrone?
Giovedì 18 e venerdì 19 a Bruxelles c'è un nuovo vertice europeo. Hollande promette equità, rimanda l'unione politica e insiste sull'unione bancaria. Schäuble vuole un'ulteriore stretta in fatto di controllo delle politiche di bilancio. Monti, come al solito, si vanterà della docilità degli italiani e canterà il ritornello: rigore e crescita. In verità, rimane irrisolta la vicenda greca, mentre gli spread calano solo perché sembra ormai è definito l'accordo tra Rajoy e la BCE sugli aiuti dell'ESM alla Spagna, con tutto ciò che questo comporterà sul terreno delle "condizionalità aggiuntive".
Intanto la crescita in Cina continua a rallentare (7,4 percento, al di sotto del Pil a due cifre del colosso asiatico). Anche a Bruxelles, oltre a ribadire gli impegni di fine giugno, non si deciderà nulla, le cose che contano, quelle che stanno distruggendo il modello sociale europeo, il welfare, e impoverendo la grande maggioranza della popolazione (a Sud come a Nord), sono state già decise a tempo debito. Anzi, la lentezza e la paralisi rispetto all'attuazione degli impegni assunti il 28-29 giugno scorso, tra unione bancaria e Growth Compact (con le sue briciole, 120 miliardi di euro), non fanno altro che agevolare la furia devastatrice della costituente neoliberale.
In matematica, fortunatamente, esistono anche cose strane: le singolarità. La singolarità, in matematica, è il punto di discontinuità di una curva. Meglio ancora, il punto in cui una funzione o una superficie 'degenerano' o dove una funzione può 'tendere ad infinito'. Nell'Europa matematizzata dalla Bce e dalla Bundesbank, dove il possibile è stato esaurito, ci vogliono delle singolarità, per riconquistare il possibile. Il possibile che manca, oggi, è quello che ci impedisce di pensare oltre il capitalismo. L'automatismo vuole, infatti, che in alternativa al capitalismo ci sia il passato e il suo fallimento, il socialismo reale. Rompere il Fiscal Compact, attaccare la rendita finanziaria, riappropriarsi democraticamente del welfare in dismissione, imporre un reddito garantito (diretto e indiretto, fatto cioè di servizi): queste sono le singolarità che possono aprire al possibile, deformando la funzione della nuova 'accumulazione originaria' e spingendo verso infinito!
Di questo discuteranno i movimenti europei il 2-4 novembre a Madrid, ad agorà99. Queste dovranno essere le pretese agitate dai movimenti e dai sindacati europei e italiani tra la manifestazione romana del 27 ottobre e gli scioperi generali di Spagna e Portogallo del 14 novembre a cui, il 16 novembre, si aggiungerà lo sciopero dei meccanici in Italia, con la complicità materiale, si spera, di studenti medi e universitari. Dai Piigs, come scirocco d'autunno, le singolarità ci daranno modo di tornare a respirare.
Insomma, "un po' di possibile, altrimenti soffoco..."

Nessun commento:

Posta un commento

Di la tua