giovedì 8 ottobre 2015

Marino si dimette, ecco la lettera ai romani

 
“Care romane e cari romani, ho molto riflettuto prima di assumere la mia decisione". Questo l'incipit della lettera con cui Ignazio Marino annuncia le sue dimissioni.
«L’ho fatto avendo come unica stella polare l’interesse della Capitale d’Italia, della mia città. Quando, poco più di due anni e mezzo fa mi sono candidato a sindaco di Roma l’ho fatto per cambiare Roma, strappando il Campidoglio alla destra che lo aveva preso e per cinque anni maltrattato, infangato sino a consentire l’ingresso di attività criminali anche di tipo mafioso. Quella sfida l’abbiamo vinta insieme. In questi due anni ho impostato cambiamenti epocali, ho cambiato un sistema di governo basato sull’acquiescenza alle lobbies, ai poteri anche criminali. Non sapevo – nessuno sapeva – quanto fosse grave la situazione, quanto a fondo fosse arrivata la commistione politico-mafiosa. Questa è la sfida vinta: il sistema corruttivo è stato scoperchiato, i tentacoli oggi sono tagliati, le grandi riforme avviate, i bilanci non sono più in rosso, la città ha ripreso ad attrarre investimenti e a investire. I risultati, quindi, cominciano a vedersi. Il 5 novembre su mia iniziativa il Comune di Roma sarà parte civile in un processo storico: siamo davanti al giudizio su una vicenda drammatica che ha coinvolto trasversalmente la politica. La città è stata ferita ma, grazie alla stragrande maggioranza dei romani onesti e al lavoro della mia giunta, ha resistito, ha reagito. Tutto il mio impegno ha suscitato una furiosa reazione. Sin dall’inizio c’è stato un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani. Questo ha avuto spettatori poco attenti anche tra chi questa esperienza avrebbe dovuto sostenerla. Oggi quest’aggressione arriva al suo culmine. Ho tutta l’intenzione di battere questo attacco e sono convinto che Roma debba andare avanti nel suo cambiamento. Ma esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso. Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti. Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni. Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni. Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche. Questi i motivi e il quadro in cui si inseriscono le mie dimissioni. Nessuno pensi o dica che lo faccio come segnale di debolezza o addirittura di ammissione di colpa per questa squallida e manipolata polemica sulle spese di rappresentanza e i relativi scontrini successivamente alla mia decisione di pubblicarli sul sito del Comune. Chi volesse leggerle in questo modo è in cattiva fede. Ma con loro non vale la pena di discutere. Mi importa che i cittadini – tutti, chi mi ha votato come chi no, perché il sindaco è eletto da una parte ma è il sindaco di tutti – comprendano e capiscano che – al di là della mia figura – è dal lavoro che ho impostato che passa il futuro della città. Spero e prego che questo lavoro – in un modo o nell’altro – venga portato avanti, perché non nascondo di nutrire un serio timore che immediatamente tornino a governare le logiche del passato, quelle della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e del meccanismo corruttivo-mafioso che purtroppo ha toccato anche parti del Pd e che senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma tutto il Campidoglio». Così, in una nota, il sindaco di Roma, Ignazio Marino. 
da Il Messaggero 
 
Allora proviamo a fare il punto.
1) Si può fare il sindaco di Roma senza scontrarsi con enormi gruppi di interessi? Risposta NO
2) È sufficiente essere onesti e girare con le tasche piene di scontrini? Risposta NO
3) Si può amministrare una città senza conoscerne realmente le problematiche? Risposta NO
4) Si può amministrare una città come Roma con i vincoli di stabilità imposti? Risposta NO,
5) Si può amministrare Roma senza avere con se un gruppo di persone competenti e leali al loro interno? Risposta NO 
6) Si può amministrare Roma senza investire in servizi, infrastrutture, qualità della vita, sia per chi vive in centro che in periferia, a scapito di palazzinari e logiche di profitto? Risposta NO 
7) Si può amministrare Roma con la logica del privatizzare è bello? Risposta NO 
8) Si può amministrare Roma senza una visione generale del futuro che riguardi chiunque vi viva e soggiorni a partire da chi è più debole e vulnerabile e senza affrontare l'emergenza abitativa che riguarda soprattutto anziani, precari e migranti? Risposta NO 
9) Si può amministrare Roma senza comprendere che lavoratori pubblici e privati vanno rispettati? Risposta NO 
10) Si può amministrare Roma dovendo sempre rendere conto di ogni cosa al Vaticano? Risposta NO. 
11) Potranno arrivare soluzioni da Pd, M5S, Destre varie che invece rappresentano bene le cause dei problemi? Risposta NO....E ora che fare?

di Stefano Galieni

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